IL PROTOCOLLO DI
KYOTO
Il Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale che stabilisce precisi
obiettivi per i tagli delle emissioni di gas responsabili del surriscaldamento
del Pianeta. Si fonda sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui
Cambiamenti Climatici (UNFCCC), firmata a Rio de Janeiro nel 1992 durante lo
storico Summit sulla Terra.
Il nucleo del Protocollo consiste nel vincolo legale dei limiti d’emissione per
i Paesi industrializzati, che s’impegnano a ridurre la loro emissione
complessiva dei gas serra del 5,2% rispetto alle emissioni del 1990, per il
primo periodo d’impegno stabilito nel quinquennio 2008-2012.
Per promuovere un’efficiente mitigazione dei cambiamenti climatici, dando la
possibilità ai Paesi di ridurre le emissioni o aumentare i meccanismi di
rimozione dei gas serra dall’atmosfera (sink) su territori esteri, il
Protocollo ha introdotto tre meccanismi innovativi:
- Joint Implementation (JI) -
consente ai Paesi industrializzati di implementare progetti che riducano le
emissioni, o incrementino gli assorbimenti per mezzo dei sink, in altri Paesi
industrializzati
- Clean Development Mechanism (CDM) –permetteai Paesi
industrializzati di implementare progetti che riducano le emissioni, o
incrementino gli assorbimenti per mezzo dei sink, nei Paesi in via di sviluppo
- International Emissions Trading (ET) - consente ai Paesi industrializzati
di commerciare tra loro parte delle quote di emissione assegnate, per
raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dal Protocollo
Gli stessi Paesi devono predisporre progetti di protezione di boschi, foreste,
terreni agricoli che assorbono anidride carbonica, (perciò sono detti ‘carbon
sink', cioè immagazzinatori di CO2). Possono tra l’altro guadagnare 'carbon
credit' aiutando i Paesi in via di sviluppo a evitare emissioni inquinanti,
esportando tecnologie pulite. Ogni Paese dovrà inoltre realizzare un sistema
nazionale per la stima delle emissioni gassose e dovrà essere creato un sistema
globale per compensarle.