Lotta alla CO2, disperante Italia

“Crazy, beautiful country”. Così Sorrentino nel commentare il Golden Globe al suo “La grande bellezza”. E’ vero: pazzo e bellissimo. Ma anche disperante nel suo conservatorismo, nei “blocchi” che impediscono ogni cambiamento. Nei suoi tic e nei suoi difetti che troppe volte si ripetono sempre uguali a sé stessi.

Quanto il sistema politico sia “bloccato” è sotto gli occhi di tutti,  ma le rappresentanze della “società civile” non sono da meno. E la Confindustria brilla tra coloro che guardano al passato e non sono in grado di cogliere l’innovazione, e appunto, rappresentarla adeguatamente. Era il 2008 quando in Europa si stava discutendo l’approvazione del pacchetto 20-20-20 e il nostro Paese, guidato da Berlusconi, capeggiava lo sparuto gruppo (insieme alla Polonia) di chi “resisteva”. Famosa è rimasta la frase del Cavaliere in cui paragonava la lotta ai cambiamenti climatici in epoca di crisi economica, a “una signora che pur non avendo i soldi per mangiare va dal parrucchiere a farsi fare la messa in piega”. In quelle settimane un ruolo d’ ”avanguardia” in questa battaglia italiana – fortunatamente alla fine sconfitta – lo svolse la Confindustria guidata da Emma Marcegaglia. La signora arrivò a scrivere ai nostri eurodeputati  che se avessero approvato il taglio del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020 avrebbero praticamente condannato a morte la nostra industria!

Come si sa la nostra industria soffre ma non  certo per “colpa” del pacchetto europeo, anzi quei targets li raggiungeremo in anticipo (in Italia e in Europa). E non solo come effetto collaterale della crisi che ha visto ridurre i consumi.

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